"Intervista a Michelle Hunziker"

Intevista di Sara Faillaci per Vanity Fair

«Il mio sogno è trovare l'uomo giusto, ricrearmi una famiglia. Come una qualsiasi ragazza della mia età».
Michelle Hunziker ha 30 anni. È utile ricordarlo perché, nella nostra mente, rischia di averne molti di più. Colpa di un'esposizione che dura da 12 anni; da quando cioè, appena maggiorenne, diventò la compagna di Eros Ramazzotti (sposato poi nel '98). Per sette anni fu moglie, da undici è madre (di Aurora, nata dall'unione con il cantante). L'ha resa poi ancora più popolare il fatto di essere diventata una conduttrice televisiva di successo e di aver sbancato i botteghini a teatro con i musical. Oggi la Hunziker ha creato, con l'avvocato penalista Giulia Bongiorno, Doppia Difesa, una fondazione per dare tutela alle donne che subiscono violenze, abusi e discriminazioni. Però, assicura, questo non significa che sia una femminista accanita, o peggio, che non ami gli uomini: tutto il contrario. Del resto, è a un uomo - il marito Eros, diventato ex nel 2002 - che Michelle deve la sua prima visibilità. E sono stati tanti gli uomini che hanno creduto in lei. Gino e Michele e Claudio Bisio di Zelig, Antonio Ricci ed Ezio Greggio di Striscia la notizia (debuttarono in coppia nel 2004 e torneranno il prossimo gennaio). Il padre dei conduttori Pippo Baudo, che l'anno scorso l'ha voluta con sé a condurre il Festival di Sanremo, e quello dei giornalisti Enzo Biagi, che la prese sotto la sua protezione negli anni complicati della separazione da Ramazzotti.
Gli ultimi conquistati dal ciclone Michelle si chiamano De Laurentiis e fanno i produttori: Aurelio, il padre, ha creato apposta per lei un ruolo eccezionalmente «vestito» nel film Natale in crociera, al cinema dal 14 dicembre; Luigi, il figlio, dopo essere stato fotografato in momenti di affettuosità con Michelle, ha ammesso di essere «pazzo di lei». Dopo pochi amori veri e tanti presunti (ultimi in ordine cronologico prima di De Laurentiis, il cantante Timothy Snell e l'attore Daniele Pecci). A guardarla durante questa intervista, nell'ufficio milanese della fondazione Doppia Difesa — camicia bianca e pantalone nero, capelli a coda di cavallo, faccia struccata ma luminosa e perfetta, temperamento solare, risate a raffica ogni volta che il discorso si allontana dai temi più pesanti - Michelle dimostra a malapena i 30 anni che ha. Eppure le ragazze della sua età, quelle a cui si riferiva all'inizio, forse hanno vissuto un po' meno.



Michelle, la sua vita sembra un film.

«Rifarei tutto quello che ho fatto: anche i momenti difficili sono serviti a rendermi la donna che sono oggi».

In una parola, come si descriverebbe?
«Equilibrata».

Non solo ha imparato a proteggere se stessa: vuole anche offrire protezione alle altre donne. Perché?
«La fondazione nasce dall'unione delle forze tra due persone, io e Giulia Bongiorno, che sanno bene che cosa significhi essere discriminate. Sa che cosa mi ha detto Giulia quando siamo diventate amiche? "Sono dovuta diventare uomo per poter fare il mio lavoro". Dieci anni fa, in una città come Palermo, era l'unico modo per essere ritenuta credibile come avvocato penalista. Ma una donna non dovrebbe mai essere costretta a rinunciare alla propria femminilità».

E lei, Michelle, che discriminazioni ha subito?
«Nel mondo dello spettacolo italiano essere bionda e carina equivale a essere senza cervello. Infatti sono poche le donne belle che riescono a farsi apprezzare per le loro capacità: Ilaria D'Amico, Simona Ventura, che però ha dovuto anche lei farsi maschiaccio. Senza contare il mobbing sessuale che ho subito».

Le chiedevano favori sessuali in cambio di lavoro?
«È capitato parecchie volte. Ma ho avuto un'educazione seria e ho sempre saputo che quello era il modo migliore per rovinarsi, dentro e fuori. E, fortunatamente, ho incontrato anche tante persone valide che hanno creduto in me e mi hanno dato spazio».

Si è mai sentita discriminata in quanto «moglie di»?
«No. Essere la moglie di Eros Ramazzotti, al contrario, mi ha aiutato molto all'inizio, sarei ipocrita a non ammetterlo. Poi però ho dovuto dimostrare con le mie forze quello che valevo. Non ti fanno condurre una trasmissione se non fai ascolti».

La fondazione Doppia Difesa come aiuta le donne in concreto?
«A tutte offriamo tutela giudiziaria gratuita, e anche la possibilità di un alloggio temporaneo. Purtroppo la cosa più difficile è convincere una donna a farsi avanti, soprattutto nei casi di violenza domestica. Una mia amica, che sembrava avere la classica famiglia perfetta, ha trovato la forza di denunciare il marito solo dopo sedici anni, e solo perché lui è arrivato a minacciare lei e la figlia con il coltello».

Come vi siete conosciute con la Bongiorno?
«Sono andata da lei cinque anni fa perché avevo ricevuto lettere anonime che contenevano anche minacce di morte. Purtroppo, quando sei un personaggio pubblico e non sei brutta, capita di diventare oggetto della fissazione di qualcuno. Volevo essere tutelata dalla giustizia, ma non ci sono riuscita. In America, se denunci un caso di stalking (attività persecutoria fatta di inseguimenti, messaggi ossessivi e invasivi, intrusioni ripetute e indesiderate, ndr), i tribunali ti proteggono, vietano al soggetto di avvicinarsi a te. In Italia questo tipo di comportamento non rientra nella violenza e quindi non è punibile. Nemmeno se ti chiami Michelle Hunziker. Mi sono dovuta difendere da sola, assumendo una guardia del corpo, ma quante donne se la possono permettere? Poi, quando la cronaca nera racconta di ragazze massacrate da corteggiatori o da fidanzati lasciati, tutti si indignano. La verità è che la maggior parte di queste tragedie nascono come casi di stalking».

È riuscita a identificare il suo persecutore?

«Sì, conosco nome e cognome di tutti e tre, perché nel frattempo se ne sono aggiunti altri due. Il primo, quello di cui parlavo, è uno straniero che nel suo Paese è ricercato per mafia ma qui è incensurato, quindi intoccabile, Manda regali per me e mia figlia, registratori con la sua voce incisa, libri sottolineati. L'ho denunciato sei volte e gli ho anche parlato, dice che mi ama e pensa di essere il padre di Aurora: un pazzo. Il secondo da anni mi aspetta fuori da Striscia la notizia, è riuscito, non so come, a farmi recapitare nel camerino chiuso a chiave telefoni cellulari con cui chiamarlo: roba da film horror. Il terzo invece si muove sui media. È un tizio che ho frequentato saltuariamente per un breve periodo. Sembrava un'ottima persona ma, quando mi ha fatto capile che voleva più di un'amicizia, ho smesso di vederlo. Allora ha iniziato a far chiamale i giornali da un suo collaboratore, sotto falso nome, diffondendo notizie fasulle sul mio conto, II guaio è che risultava attendibile perché aggiungeva dettagli veri di cui pochi erano a conoscenza. Ora, fortunatamente, i giornali hanno mangiato la foglia e non gli danno più tanto credito».

Che genere di notizie fa pubblicare?
«Per esempio, che ho conosciuto Daniele Pecci a una seduta di lettura dei tarocchi. Mai visti i tarocchi. O che non rifarò Sanremo perché ho litigato con Baudo. Mai litigato con Pippo. Ma anche di incontri e proposte di lavoro che non ho mai avuto, tutto con lo scopo di mettermi in cattiva luce. Per ora gli ho fatto una diffida».

A proposito, perché non rifarà Sanremo?
«Ho un contratto con Mediaset: l'azienda non mi avrebbe mai dato il permesso per il secondo anno consecutivo»

Uno degli stalker quindi è un corteggiatore respinto. Dopo questa esperienza, non saprà più come comportarsi con gli uomini.

«Adoro il mio lavoro, ma gestire le relazioni sentimentali diventa complicato. La cosa peggiore è quando gli uomini non ti vedono più come donna ma come personaggio. Una volta, in aereo, ho notato uno steward giovane, davvero carino. Ero single, e mi piaceva parecchio. A un certo punto l'ho visto avvicinarsi, non stavo più nella pelle. "Michette", mi dice, "me lo faresti un autografo per la mia donna?". Mi è morto il sorriso sulle labbra: che sconforto».

A parte Ramazzotti, che aveva 14 anni più di lei, sembra che le piacciano i suoi coetanei.
«Sì, perché cerco un uomo con cui farmi una famiglia. Purtroppo, però, ai giovani spesso faccio paura: sono stata già sposata con un personaggio famoso, ho una figlia, una vita strutturata, una carriera. Difficile che un uomo di 30 anni si senta già così realizzato e sicuro di sé da potersi prendere cura di me».

E quelli più grandi non le piacciono?
«Ho tanti pretendenti over 50 e ho anche amici di quell'età che ammiro moltissimo, ma non mi sono mai innamorata di loro, e non credo potrebbe succedermi».

Perché?
«Primo, perché vorrei fare altri bambini. Secondo, perché cercano di conquistarmi con effetti speciali, aerei privati, cene a Parigi, che a me non interessano: mi piace la semplicità. E poi, di un over 50 dovrei essere proprio innamorata, perché se penso al momento in cui ci si spoglia... (risatafragorosa, ndr)».

Il fisico molliccio?
«(Si riprende) Quando ami, magari, a quelle cose non fai caso. Certo è che se un uomo di 60 anni sta con una ragazza di 20, dietro probabilmente c'è un patto: potere economico in cambio di carne giovane».

Eppure nel suo mondo è frequente che uomini di una certa età abbiano compagne giovanissime.
«I ritmi sono diversi. Una donna è matura sessualmente a 14 anni, a 19 può già fare la madre. I maschi diventano davvero uomini dopo i 30 anni, raramente prima. È possibile farsi una seconda vita sia per gli uomini che per le donne, solo che noi tendiamo ad accelerare i tempi, mentre loro possono permettersi di investire sulla mezza età».

Lei la madre a 19 anni l'ha fatta. Scelta o caso?
«Scelta. Io volevo assolutamente un bambino da Eros, e anche lui lo desiderava. Ho pensato che avrei avuto tempo dopo per realizzarmi professionalmente. Ci sono riuscita, ma non tutte hanno la mia fortuna. E, comunque, ho dovuto rinunciare a studiare anche se, parlando cinque lingue, sapevo che il lavoro non mi sarebbe mai mancato. Purtroppo in Italia l'iter scolastico è assurdo: si finisce verso i 30 anni, si trova un lavoro stabile a 35 se va bene, e quando puoi permetterti di fare un figlio a volte è troppo tardi».

Eros è stato il primo amore?
«No. Ho avuto per due anni, dai 14 ai 16, un fidanzatino svizzero che adoravo. Ma quando con mia madre ci siamo trasferite in Italia, dopo qualche mese mi ha lasciato per la troppa distanza. Ho sofferto come un cane».

L'ha mai più rivisto?
«Sapevo che si era sposato e aveva due figli. Qualche anno fa, mentre ero in Svizzera, è venuto a trovarmi. Io ero tutta emozionata. Quando l'ho rivisto, che delusione: era irriconoscibile».

Sulla fine del suo matrimonio con Ramazzotti si sono dette molte cose. Per esempio, che lui non gradiva avere in casa una donna in carriera. Ha mai pensato di fare solo la moglie?
«No, perché ho sempre tenuto alla mia indipendenza economica. Non volevo dargli modo di pensare che stavo con lui per interesse. Dietro c'è anche una questione di storia familiare. Mio padre discende da una famiglia molto ricca, proprietaria in passato di numerosi hotel, tra cui il famoso Gambrinus di Lugano. Ma mio nonno si giocò il patrimonio al casinò di Montecarlo. Quando ero piccola i miei avevano molti debiti, e io soffrii molto di questa precarietà».

Con Eros però vivevate in una villa da duemila metri quadri.
«Beneficiavo del suo stile di vita, ma non gli ho chiesto mai mille lire. Regali sì, quelli me li poteva fare».

E lui era generoso nel farli?
«Sì, questa qualità ce l'aveva. Mi ha dato molto fastidio, alla separazione, che tutti dessero per scontato che avevo ricevuto un mucchio di soldi da lui. Ne avrei avuto il diritto, ma non ho voluto niente. Solo Aurora riceve gli alimenti. A 25 anni, da sola, con una figlia, mi sono rimboccata le maniche e ho lavorato. Coi guadagni ho comprato casa per me a Milano e un'altra per mia madre».

Eros ha raccontato a Vanity Fair che, prima di lei, non aveva convissuto con una donna, e che non aveva esperienza: quasi un'ammissione di colpa.
«Quando un matrimonio finisce non ci sono colpe ma responsabilità, e non sono mai a senso unico».

Eravate entrambi troppo giovani?

«Il punto è un altro. Quando due rappresentano agli occhi di tutti l'idillio, la coppia ideale, subiscono pressioni e invidie pesanti da sopportare per una coppia giovane. Tanta gente non vedeva l'ora che Eros e io ci separassimo».

I vostri rapporti sono stati a lungo tesi. Ora va meglio?
«Siamo sereni, addirittura amici. Lui mi racconta le sue storie sentimentali, io a lui le mie. Ma, quel che più conta, Aurora è contenta».

Nessuno dei due però, finora, si è costruito un legame duraturo.
«Verrà anche quel momento».

Le foto che le hanno scattato mentre bacia il produttore Luigi De Laurentiis sono il segno che quel momento per lei è vicino?
«Lasciamo che siano le foto a parlare. Io non commenterò finché non sentirò che il rapporto è sicuro. È curioso, certo, che quando paparazzano con un uomo me, che sono donna e mamma, nei titoli dei giornali c'è sempre "amore" o "passione", mentre quando beccano Eros con una ragazza sono semplici "flirt". Un altro esempio di quanto maschilismo c'è ancora in questo Paese».

Quindi per adesso non è innamorata?
«All'inizio di un rapporto ti conosci, cerchi di capire i tuoi sentimenti. Il problema, nel mio caso, è che in questa fase io finisco già fotografata sui giornali. Così, anche se preferirei aspettare, mi trovo costretta a parlarne subito con mia figlia, per darle modo di difendersi se qualcuno le fa dei commenti a scuola. E l'uomo che ho iniziato a frequentare spesso fugge perché non regge la pressione».

Così timidi, questi ragazzi?
«Pensi a uno che magari prima non è mai stato molto considerato e improvvisamente lo chiamano tutti, si trova i paparazzi sotto casa, gli amici gli dicono: "A stronzo, te la stai facendo con la Hunziker e non dici niente?".
Non è facile trovare qualcuno che se ne freghi, che sia forte quando l'amore sta solo sbocciando. Comunque, se son rose fioriranno».

Non ha ancora capito se De Laurentiis sarà in grado di reggere la pressione?
«È troppo presto. In generale, chi ha già vissuto quest'esperienza di solito ha la pelle più dura».

La sua quanto si è indurita?
«Abbastanza. Il guaio è che, dopo la separazione, non si era indurita solo quella. Mi sto riaprendo solo adesso».

Eppure, dopo la separazione, ha avuto un lungo fidanzamento: tre anni, con Marco Sconfienza.

«Ci ho provato, non è andata bene. Vorrei tornare ad amare senza paura, dandomi completamente. Come nei sette anni vissuti con Eros. Oggi mi sento pronta».

Perché sua figlia è cresciuta?
«Anche. Inizia a essere mia complice».

Vorrebbe vederla di nuovo con un uomo accanto?
«Ci raccontiamo le nostre cose. Lei inizia a essere "innamoraticchia", come può esserlo una bambina, ovvio. Oggi sa che anche la mamma merita di essere felice, ed è contenta se lo sono».

Come vanno, invece, i rapporti con la sua, di madre? All'epoca della separazione da Eros rilasciò un'intervista molto dura.

«Ci siamo ritrovate, dopo tanto dolore. Ma non è stato facile stare quattro anni lontana da lei, sola. Oggi abbiamo smesso di farci processi e pensiamo solo a goderci il nostro rapporto».

Che ricordo ha di suo padre?
«Di tutti gli uomini della mia vita, è stato quello che mi ha incantata di più: era un'artista. A casa però era mia madre a portare i pantaloni».

I suoi genitori si sono separati quando lei aveva 13 anni. Come visse quel momento?
«In Svizzera, all'epoca, era il figlio, in tribunale, a decidere con quale genitore stare. Mi ricordo quel giorno perfettamente. Li avevo tutti e due dietro di me, e io, davanti al giudice, dovevo scegliere uno di loro. Decisi per mia madre perché era la più solida. Ma per molti anni mi sono portata addosso il senso di colpa nei confronti di mio padre: quel giorno l'ho tradito».

Avete continuato a vedervi?
«L'ho perso di vista per 10 anni. Non mi era venuto a prendere nei giorni che avrei dovuto trascorrere con lui, e questo mi aveva fatto arrabbiare. La verità è che papa aveva problemi di alcolismo. Per fortuna ci siamo ritrovati un anno prima che morisse (di attacco cardiaco, a 60 anni, ndr). A chiunque abbia rapporti conflittuali coi genitori consiglio di cercare un chiarimento prima che sia troppo tardi. Io sono stata fortunata».

Parliamo degli uomini con cui ha lavorato. Claudio Bisio e il gruppo dello Zelig.
«Una banda di maschilisti (risata). Sono sopravvissuta tra loro solo perché ho scelto il ruolo della sorella scema. Una delle prime sere, davanti a un mojito, Gino mi ha detto: "Una bella gnocca non farà mai ridere". E io: "Scommettiamo che un giorno riuscirò almeno a far sorridere?". Dopo un mese è venuto una sera in teatro e mi ha detto: "Certo che tu hai proprio la capa tosta". Una bella soddisfazione».

Antonio Ricci?
«Un maschilista anche lui (altra risata) - uno che si inventa un programma con le veline, devo dire altro? - ma mi ha dato tanto».

Toglierebbe le veline da Striscia?
«Riconosco che sono funzionali allo show, però, nel profondo, vorrei che le donne potessero far carriera nello spettacolo anche attraverso altre strade. Non è quella che consiglerei a mia figlia. È un bel trampolino di lancio, ma poi bisogna studiare».

Che novità ci saranno con la sua prossima conduzione?
«Tornerà il personaggio di Losanna (la giornalista svizzera dal foltissimo accento, ndr), e stiamo studiando nuovi sketch».

Enzo Biagi.
«Aveva chiesto lui a un amico comune di conoscermi, gli piaceva come conducevo Striscia, È un uomo a cui ho voluto bene, e che mi ha lasciato molte frasi. Mi diceva sempre di fare attenzione, di non peccare di troppo candore, che mi fidavo troppo e potevo cacciarmi nei guai. Enzo era legatissimo alle sue figlie, con me era paterno».

Come ha convinto De Laurentiis a farla recitare in Natale in crociera senza doversi spogliare né fare la parte della moglie/amante di qualcuno?
«Sapeva che, altrimenti, non avrei accettato. Ha creato per me questo personaggio della single animalista che ha un episodio con Fabio De Luigi e fa molto ridere. Recitare in una commedia brillante, come fanno Jennifer Aniston o Cameron Diaz, è sempre stato il mio sogno».

Come è andata sul set, a Santo Domingo?
«Insomma. Quando dovevo girare io, c'era il fuggì fuggì generale».

Motivo?
«Non sono molto brava a contenermi nelle scene d'azione. Ho distrutto un po' di gambe e piedi ai miei colleghi, per troppa foga, ma il peggio è toccato a una comparsa dominicana. Dovevo dargli un colpo di vanga in testa e, per fare bene la scena, ho usato tutta la mia forza. È svenuto e, quando si è ripreso, non ha più voluto lavorare (ultima risata). Non l'ho fatto apposta: ero convinta che, sotto il cappello, gli avessero messo della gommapiuma»